Piume sulle scarpe

Il primo ricordo è di una fotografia su una rivista trovata in casa: una bellissima donna avvolta in una vestaglia lunga di seta avorio (o rosa cipria, il colore nella mia memoria si è sfocato) con ai piedi delle pantofoline che a me bambina piccolissima sembrarono immediatamente meravigliose. 

A differenza di quelle di mamma, così casalinghe e, diciamo la verità, molto dimesse, queste avevano un tacchetto aggraziato, erano di seta e poi erano ornate da un piumino impalpabile che faceva venire voglia di accarezzarlo solo a guardarlo. Si era negli anni ’60 e certamente la mia sirena doveva essere un’attrice hollywoodiana, ma a me non importava quanto lontano fosse il suo mondo dal mio. Quello che volevo erano le sue pantofoline piumate.

Poi sono cresciuta, i miei look si sono adeguati agli stili degli anni che attraversavo e di cui le piume certamente non facevano parte. Però, diversamente dalle pellicce, quelle vere, che ho sempre detestato, le piume hanno continuato a far risuonare dentro di me una nota seducente tant’è che quando, nella collezione dello scorso inverno di Aquazurra, ho ritrovato lo stesso piumino delle pantofoline dei miei sogni infantili il cuore ha cominciato a battermi più forte. Che delizia le Powder Puff! Non c’è una versione che non mi piaccia, dalle Sling alle Mule, dalle Flat alle Ballerina! Sono iperfemminili ed esalano un che di peccaminoso, un profumo di boudoir che trovo irresistibile.


photo: Aquazzura, selected MYTHERESA, www.mytheresa.com, image courtesy TRENDFORTREND

E visto che siamo in tempi di saldi finalissimi, se le trovate fateci un pensiero perché le piume, anche sulle scarpe, saranno un trend primaverile. Qualche modello? Comincerei da Dries van Noten che ha cosparso di piume sandali e slingback, osando colori fortissimi, verde smeraldo, rosso fuoco, blu pavone in un arcobaleno da giungla amazzonica.

photo: Armando Grillo/IMAXTREE.COM

Proseguo con Valentino che con le piume ha reso elegantissimi dei minimalisti sandali rasoterra, perfino delle semplici infradito.

      photo: IMAXTREE.COM

Le piume più etniche? Quelle di Prabal Gurung che spuntano a ventaglio dalla parte posteriore di una slingback e si abbinano una fascia intrecciata che copre il dorso del piede in un insieme che mi ricorda alcuni pezzi di artigianato africano o del Sud est asiatico.

photo: Armando Grillo/IMAXTREE.COM

Le più contemporanee adornano i sandali di MSGM: vernice rossa, logo in bella vista, due cinturini intrecciati che si agganciano alla caviglia e piume bicolori bianche e rosse.

photo: Armando Grillo/IMAXTREE.COM

Passione di oggi? Assolutamente no. Fin dall’alba dei tempi le piume sono state un elemento speciale e importante e non soltanto a scopo decorativo, anche come segno di distinzione. Mi vengono in mente alcuni copricapi di antiche civiltà mesoamericane che sono di una magnificenza strepitosa e che venivano indossati da sovrani e  capi religiosi: decine e decine di penne multicolori montate in  modo da circondare il volto. Ma potrei citare anche i copricapi dei nativi americani resi celebri dai tanti film western: di penne d’aquila, erano destinati solo ai guerrieri che si erano guadagnati gli onori di guerra e quindi il rispetto dell’intera comunità. E successivamente piume e penne sono entrate nella storia della moda sia maschile sia femminile anche del Vecchio Mondo.

Passione etica? Mi sono macerata a lungo su questa domanda a cui ho cercato di dare una risposta seria, perché amo gli animali. Credo che tutti ricordiamo un servizio televisivo di alcuni anni fa che mostrava come venivano procurate le piume destinate ai capi di un brand famoso. Le immagini delle oche spiumate vive avevano scioccato mezza Italia, me compresa. E quindi?

La prima considerazione è che, se si vuole acquistare un capo fashion con piume e penne (che sia un accessorio o un capo di abbigliamento) occorre essere certe della loro origine. Voglio dire che le piume sono e devono essere un sottoprodotto dell’industria alimentare e non provenire perciò da animali vivi. Lo dico in modo più chiaro anche se più disturbante: devono provenire da uccelli già macellati e destinati alla nostra tavola. Questo è essenziale e le aziende serie hanno fior di certificazioni e una seria tracciabilità. Ovvio che tutto questo implica generalmente un costo maggiore che andrà poi a incidere sul prezzo finale delle scarpe. Il mio consiglio perciò è di diffidare di cartellini troppo bassi a meno che sia evidente che le piume sono false (che restano comunque un’ottima alternativa). Quindi dimenticatevi di bancarelle e mercatini. Se entrate invece in boutique pretendete chiarezza sull’origine delle piume utilizzate e se non  riuscite a ottenerla piuttosto rinunciate all’acquisto. Un piccolo sacrificio in fin dei conti: si può essere sexy anche senza essere pavoni.

photo di apertura: David Clode/UNSPLASH